GLI ANGELI E LA GASTRONOMIA – RICORDO DI MARIO GIORGIO LOMBARDI

 

di Vito Prigigallo
Andrà ad insegnare agli angeli quant’è buona l’Italia – a tavola ma non solo. Mario Giorgio Lombardi se n’è andato in punta di piedi, battuto ma non sconfitto da una lunga malattia. Un mostro che lo stava divorando, al quale aveva resistito a lungo. Con quello sguardo chiaro – e non solo per il colore dei suoi occhi – con i quali era più convincente che con le parole.
L’avevo conosciuto anni fa a Ruvo, nel corso di una manifestazione in cui la gastronomia era importante ma pur sempre la scorciatoia per conoscere e promuovere il territorio. Poi, l’avevo apprezzato nelle giornate di Chianciano (e proprio nella località termale s’è spento ieri pomeriggio), straordinarie per intensità e densità. L’avevo visto e abbracciato per l’ultima volta a Citerna, in Umbria, il paese dove l’insegnante e preside era nato 79 anni fa. Mi aveva detto, stringendomi la mano: “Tu sei bravo, racconta questa terra come meglio puoi, è un angolo di paradiso, lo diceva anche San Francesco tanto tempo fa”. Ora, nel suo angolo di cielo, sta raccontando a tutti la grande bellezza delle nostre terre. E delle nostre tavole.

A Citerna, lo scorso ottobre, durante la manifestazione “La bisaccia del tartufaio”, Mario Lombardi e Sandro Romano mi avevano chiesto di scattargli una foto subito dopo la consegna del prestigioso premio Apicio che il gastronomo aveva ricevuto dalle mani del patron dell’Accademia italiana di gastronomia storica.

Mario Lombardi a Ruvo di Puglia

 

 

Mario Lombardi e Sandro Romano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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