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AVVERSARI, NEMICI E AMICI. LA SCHERMA COME METAFORA DELLA VITA

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di Sandro Romano

 

Fu il mio maestro di scherma Pietro Mastrapasqua, nel lontano 1967, a mettermi  davvero “in guardia” per la prima volta. Prima ancora mi insegnò il saluto con il fioretto, il primo frontale, poi a sinistra, poi a destra, poi l’arma tornava sul fianco sinistro quasi a riporla in un immaginario fodero, accanto alla maschera protettiva in rete metallica tenuta saldamente nella mano sinistra.

Il saluto

Il saluto

Il saluto si faceva a viso scoperto, guardando nella stessa direzione in cui si puntava l’arma, poi si indossava la maschera, e ci si poneva “in guardia”, la posizione di partenza, pronto ad attaccare o a difendersi , in attesa che il giudice pronunciasse il fatidico “A Voi”,  che dava inizio alle ostilità.

Avevo solo 7 anni, ero un bambino timido e ancora non sapevo cosa fosse un Avversario, parola che scrivo volutamente in maiuscolo, per un senso di assoluto rispetto.

In seguito ho scoperto il vero significato di quel termine.

l'Avversario

l’Avversario

Un Avversario è qualcuno che vuole dimostrare di essere più forte di te, più rapido di te, più furbo di te, che vuole batterti e farti capire che non puoi batterlo in nessun modo; uno che, però, ti guarda sempre negli occhi, pur cercando di avere uno sguardo più duro del tuo, e vuole imporre la sua personalità ancor prima della sua forza.  

Da quel giorno ho imparato a rispettare i miei Avversari, ad affrontarli, a non scappare mai dinanzi a loro. Pian piano ho iniziato a comprendere la differenza che c’è fra un Avversario e un nemico, distinzione fondamentale, in pedana come nella vita.

A capire che l’Avversario dovrebbe essere considerato patrimonio dell’umanità, perché ti aiuta a crescere, a migliorarti, a rispettare e a rispettarti, a capire il tuo valore e quello degli altri, a confrontarti, ad essere leale verso il prossimo, a non infierire anche quando lo vedi alla tua mercé e invece di finirlo gli tendi la mano.

Da un Avversario non devi guardarti le spalle, devi imparare ad affrontarlo e, possibilmente, ad essere più forte di lui, devi provare a batterlo dando il meglio di te stesso. Vincerai o perderai, in fondo, non è così importante, lui dopo averti battuto o dopo essere stato sconfitto si toglierà la maschera e ti stringerà la mano, a volte ti abbraccerà, persino.

Poi tolta la divisa, riposte le armi e fuori da quella pedana che ha rappresentato il terreno di scontro su cui affrontarsi lealmente, si va a bere insieme, si frequentano gli stessi amici, si condividono interessi.

Eppure ce le suonavamo di santa ragione, senza pietà , cercando di cogliere ognuno il lato debole dell’altro, mai, però, colpendo l’Avversario fuori pedana, quando aveva l’arma spezzata o dopo l’intimazione di “Alt” data dall’arbitro.

Persino quando cadevi, era proprio lui, l’Avversario, che ti aiutava a rialzarti.

Regole che mi accompagnano nella vita ancora oggi che ho 56 anni suonati, e che mi porterò dietro per sempre. E’ questa la vita che vorrei, una vita fatta di rapporti veri, di scontri e di incontri, di strette di mano dopo una diatriba, di musi duri e di sorrisi.

Il maestro

Il Maestro

Perché dal mio maestro ho imparato che si può essere avversari e, allo stesso tempo, amici. Me lo ha insegnato lui,  me lo ha insegnato lo sport, in particolare la scherma, da me praticata con ottimi risultati per 16 anni, sport bellissimo intriso di lealtà, uno dei valori più importanti e meno seguiti in assoluto al giorno d’oggi; che, vuoi o non vuoi, ti mette di fronte al tuo Avversario e ti insegna a rispettarlo, ad affrontarlo,  mai ad averne paura.  

E’ vero,  un Avversario può essere un grande Amico, ma ho pure imparato, a mie spese, che, se chi consideri amico non sa esserti anche Avversario, spesso non è un vero amico, anzi può diventare il tuo peggiore nemico, perché è colui di cui ti sei fidato voltandogli fiduciosamente le spalle.  E mentre con il fioretto, la sciabola o la spada si va di “passo avanti e affondo”, di “parata e risposta”, di “colpo in tempo”, di “flash” (o frecciata), di “arresto”, “ di “presa di ferro e botta”, cercando di arrivare alla “stoccata” vincente nel corso di uno scontro duro ma leale, l’arma del nemico è il pugnale  e la pugnalata arriva sempre alle spalle. 

Ad un Avversario puoi voltare le spalle, non ti colpirà. A un nemico non puoi voltarle, non aspetta altro. Ma, mentre ad un nemico che hai riconosciuto come tale le spalle non le volti, voltarle ad un falso amico può risultare fatale.

Penso che Giulio Cesare sia d’accordo con me.

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