Auguri chef Giovanni Lorusso, ora cucinerai la ricetta della felicità !

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  di Sandro Romano

Quello che accade in questo mestiere di giornalista gastronomico è che, a volte, si incontrano persone a cui ci si affeziona.

Con Giovanni Lorusso è accaduto proprio questo. L’ho conosciuto come chef e capitano della Nazionale Italiana Cuochi Juniores e poi, frequentando il ristorante Le Lampare al Fortino di Trani, ne ho apprezzato la capacità e, ancor di più, la modestia e la voglia di imparare.

In questo ristorante di grandissimo fascino, considerato da Bibenda uno tra i migliori in Italia, Giovanni ha il ruolo di Chef Executive e dirige un’affiatata brigata di ben dodici elementi.

Giovanni  Lorusso è un ragazzo di soli 25 anni, simpatico, gioviale, solare e molto maturo per la sua età. Come cuoco ha grandi capacità e ancora tanta strada da fare. E, innamorato com’è del suo mestiere – sono sicuro – ne farà davvero tanta.

Per lui ogni occasione è buona per arricchire le proprie conoscenze;  così, nell’ultimo anno, ho avuto modo di seguire la sua continua evoluzione, un costante affinamento delle idee che sta rimpiazzando, pian piano, quell’esuberanza giovanile che lascerà il posto a una consapevole maturità.

Questo giovane, così gioviale e sensibile, in cucina è una macchina da guerra. Quando è il momento cruciale in cui i piatti devono uscire dalla cucina per essere serviti ai commensali, Giovanni dirige i suoi collaboratori con piglio deciso, riuscendo ad ottenere da loro il massimo risultato possibile, perché quei piatti possano arrivare in sala nelle migliori condizioni. La sua squadra lo ama, perché lui è uno di loro, sempre, ma quando è il momento sa essere anche un condottiero di grande forza. E non è poco quando si è così giovani.

In cucina ci vuole competenza, tecnica, ma anche sensibilità, curiosità, modestia e quel pizzico di presunzione che può fare la differenza. Giovanni Lorusso queste qualità le ha, e ogni giorno le affina sempre più.

Tante volte ci siamo ritrovati a discutere sui piatti di sua creazione e, sempre, sono state discussioni costruttive, a volte anche notturne. Ad esempio  quando, deluso dal risultato di una gara di cucina a cui aveva partecipato, gli ho offerto sostegno ragionando sugli errori commessi e spingendolo a voltare rapidamente pagina e a concentrarsi sul lavoro quotidiano.

Ieri, 27 dicembre 2014, mentre la sua brigata era al ristorante a svolgere il lavoro quotidiano, Giovanni ha aggiunto un altro importante tassello alla sua giovane vita: si è sposato.

Emozionatissimo ma raggiante, alle 10.30 era già sulle scale della Chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Bisceglie, ad attendere la sua stella, quella vera (per la Michelin c’è tempo) e più importante: Gisella.

L'attesa

L’attesa

giovanni lorusso e fidanzataC’ero anch’io e gli ho fatto compagnia fino al suo arrivo con il tipico ritardo d’ordinanza e, nell’attesa, Giovanni mi ha confidato: ”Non mi sentivo così dal arrivo sposagiorno in cui ho fatto il Campionato del Mondo. Anche allora avevo, come oggi, le formiche nello stomaco”.

Poi la sua Gisella Tatoli, carinissima nel suo lungo e candido abito, è arrivata e la commozione ha rubato il posto all’emozione; Giovanni è entrato in Chiesa e ha atteso la sua sposa sull’altare, dove il suocero glie l’ha idealmente affidata per la vita.

Una bella cerimonia, semplice e per pochi intimi – forse una cinquantina di persone – che ha avuto uno dei momenti più belli quando il fratello minore gli ha rivolto il suo messaggio d’affetto: ”Non saremo più insieme in casa, ma ricorda che i fratelli non ci sono solo quando se ne ha bisogno. I fratelli ci sono sempre”.

E, a questo punto, una lacrima è scesa pure sul volto del sacerdote Don Franco Di Liddo, simpatico curato di quartiere capace di calamitare l’attenzione degli astanti con i suoi cambi di tono, ma anche con i suoi concetti espressi, in alcuni passaggi,  anche in stretto dialetto biscegliese per meglio farsi comprendere e apprezzare.

Tra i tanti messaggi della sua omelia, uno in particolare mi è piaciuto e mi ha colpito, cioè quando, riferendosi ai vari momenti della vita coniugale, ha detto: ”Cucinate in casa, perché anche cucinare è un modo per espiare le colpe”.

cerimonia

E allora auguri chef Lorusso, nel prossimo futuro io non mi occuperò dei tuoi peccati ma della tua cucina certamente sì.  Continua così, continua a cucinare per noi, per il ristorante in cui operi e per la Puglia, perché saranno proprio i giovani come te che potranno farla grande.

Poi, il messaggio lanciato da don Franco mi gusta assai, perché, se così fosse, anch’io sono a posto, potrò peccare e poi purificarmi in cucina. Meraviglioso.

riso

 

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